Carne cancerogena, Confartigianato Sicilia attacca l’Oms

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Di Daniele Valenti

Quella della carne cancerogena è diventata una vera e propria psicosi. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, a dire il vero, ha semplicemente consigliato di limitarne il consumo, ma faciloneria e ingiustificato allarmismo hanno distorto il quadro comunicativo. Confartigianato Sicilia ha preso posizione per bocca del suo presidente  Filippo Rabisi:

La campagna lanciata dall’Oms puzza di bruciatodice – È troppo generalizzata e ha una eco spropositata proprio qui in Italia, dove rischia di penalizzare un filiera straordinaria che non ha eguali in Europa. Un gravissimo danno economico pure per la Sicilia, dove diverse imprese artigiane operano proprio nel settore della carne. Nell’isola sono oltre 100 le imprese artigiane della trasformazione e lavorazione delle carni, che danno lavoro a oltre 500 persone, senza contare l’indotto”.

Del resto, fa notare Rabisi, “la carne italiana, dalla stalla allo scaffale, è sottoposta a controlli. In più, i cibi sotto accusa come hot dog e bacon non fanno parte della tradizione culinaria nostrana. Infatti non hanno nulla da spartire con le metodiche di lavorazione, conservazione e stagionatura di tipo naturale a base di sale garantite dalle lavorazioni dei laboratori artigiani. È noto già da tempo che sono gli additivi ad essere nocivi, se usati in modo esagerato“.

Secondo Confartigianato Sicilia, infine, prima di stracciarsi le vesti basterebbe accelerare l’iter per “l’obbligo di etichettatura d’origine per tutti gli alimenti, a partire dai salumi. È questa la vera battaglia che l’Italia deve fare in Europa, prima ancora di permettere il consumo di insetti e alghe che non rientrano nella nostra cultura“.

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