Giorgio Moroder: ‘Il nuovo album dei Daft Punk? Un passo avanti per la dance’

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Daft Punk 2

In attesa che il loro “Random access memories” – il nuovo album atteso nei negozi per il prossimo 21 maggio – possa essere anticipato presso il pubblico da un primo estratto che faccia parlare (finalmente) la musica, i Daft Punk hanno scelto di fare parlare i tanti e prestigiosi collaboratori che li hanno aiutati ad assemblare l’ideale seguito di “Human after all” del 2005: nelle prossime settimane, infatti, il duo francesce composto da Guy-Manuel de Homem-Christo e Thomas Bangalter posterà sul Web una collana di filmati che vedrà i propri collaboratori discutere e illustrare le caratteristiche dell’ultima fatica in studio degli alfieri della dance francese.

Ad inaugurare la collana di contributi è stato il nostro connazionale Giorgio Moroder, colosso della disco e fautore dei maggiori successi di Donna Summer nella seconda metà degli anni Settanta: il compositore e produttore altoatesino da anni trasferitosi a Los Angeles offre al pubblico uno sguardo sui retroscena della realizzazione di “Random access memories”, non facendo mancare la sua opinione sull’importanza dell’ensemble electro transalpino nella storia recente della musica dance.

“Hanno voluto fare qualcosa non limitandosi a premere i tasti dei sintetizzatori per produrre suoni e accordi”, ha commentato l’artista nato a Ortisei: “Quando verrà pubblicato sentirete quanto questo disco sia bello e compatto. Basso e batteria hanno un suono molto caldo e completo. Sì, questo album segna un passo avanti”.

L’artista non perde l’occasione di lanciarsi in un excursus autobiografico, ripercorrendo i momenti salienti della sua carriera – il primo incontro con i sintetizzatori, la collaborazione con Donna Summer – senza dimenticare di raccontare la prima volta che entrò in contatto con la musica dei Daft Punk, ai tempi della hit, “One more time” (inclusa in “Discovery” del 2001), e di offrire una preziosa opinione su cosa cerchi davvero – oggi – il mercato musicale: “Il mondo oggi come oggi non ha bisogno di buone canzoni dance: quelle ci sono già. Quello che davvero serve al mondo, oggi, è qualcosa di nuovo”. (Rockol)

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