Jovanotti presenta il tour negli stadi: ‘La dance è il nuovo rock’

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Jovanotti 4

Promette uno spettacolo “grande e semplice, non concettuale. Una super mega festa, un giro sulle montagne russe della mia musica”: Jovanotti è tornato dall’America per le prove del tour negli stadi che partirà il 7 giugno da Ancona. Luogo è la sua Cortona, dove ha invitato la stampa alle prove alla Fortezza medicea di Girifalco, poco fuori dalla città – “un luogo dove venivo da bambino, quando era abbandonata. Poi il sindaco l’ha recuperata, facendolo diventare un luogo multifunzionale per le arti, un posto dove essere connessi ma potersi concentrare”.
Nella vecchia cannoniera è concentrata tutta la band di Lorenzo, quella storica ma con l’aggiunta dei fiati: si parte dalla musica, da una trentina di pezzi che costituiranno l’ossatura dello show: “Per la prima volta mi trovo a fare uno spettacolo che è un greatest hits”, racconta Lorenzo. “Non l’ho mai fatto, i miei tour sono sempre stati basati sugli ultimi album, addirittura 13 canzoni nello spettacolo di ‘Ora’. A questo giro l’idea è quella di una festa, senza blocchi cronologici, pensato come un DJ set ma suonato da una band”.

Lorenzo, per mettere in piedi lo spettacolo, ha studiato: “I luoghi per la musica sono determinanti. Nello stadio funzionano i grandi vuoti e i grandi pieni, senza vie di mezzo. Mi sono messo a studiare i grandi concerti per capire che lingua si parla: da Springsteen agli U2, da Vasco a Liga, dai Queen ai Muse”, dice citando poi a “How music works” di David Byrne, dove l’ex Talking Heads ragionava sull’influenza del luogo sul suono. E proprio il suono sarà uno dei protagonisti, ma i nomi citati non facciamo pensare ad una svolta rock. Sarà rock nello spirito, nella semplicità. Ma “la dance è il nuovo rock”, dice Lorenzo, pensando all’esplosione della “Electronic Dance Music” (o EDM, per gli affezionati) oltreoceano: “Nel flusso di parole in cui siamo immersi dalla musica cerchiamo altro, qualcosa dove il battito è primitivo e le parole sono meno importanti, per rimettersi in contatto con una parte importante di noi”. E così promette uno spettacolo senza pause, senza attese e senza noia.
Il lavoro sullo spettacolo è lungo, spiega Lorenzo. Da un lato un grande lavoro sul suono con il coinvolgimento di Pino Pischetola (fonico di Battiato) e Daniele Tramontani per la sonorizzazione: “Un upgrade rispetto all’ultimo tour, volevo che il mixer diventasse uno strumento”. Dall’altro lato con uno spettacolo ancora più visivo rispetto al tour di “Ora”: “Il palco è una sintesi di quello che ho fatto con lo spazio scenico: passerelle che arrivano a centro campo, uno schermo da 600mq ad altissima definizione. Contiamo di finire in pochi giorni il lavoro sulla scaletta per poi impostare il lavoro sulla parte visiva, che sarà fatta ancora una volta con I Ragazzi della Prateria. Per il tour precedente abbiamo lavorato 20 giorni sui visual, questa volta lavoreremo per mesi”.
Gli spettacoli saranno aperti dai Tre Allegri Ragazzi Morti (“una delle mie band preferite in Italia”), da Il Cile (“Uno che ha qualcosa da dire, forse ha ancora bisogno di trovare una strada musicale più a fuoco”) e Clementino, al cui disco ha recentemente collaborato. “Poi in ogni concerto prima di me c’è un DJ importante – sono delle superstar, come Benny Benassi a Milano:  uno che gira con due chiavette USB da Miami a Singapore e ha un cachet quadruplo al mio”, dice ridendo. Possibili anche ospiti in alcune date – si ipotizza Cremonini a Milano e forse Carboni a Bologna – ma da confermare.
Quello che è confermata è l’importanza dell’esperienza americana: “mi ha migliorato: ho imparato a stare di più sul palco suonando nei club, non l’avevo mai fatto prima e in Italia è difficile farlo, oggi, per una questione culturale. La morte di Jannacci mi ha fatto pensare all’importanza degli ambienti: è lì che si creano i linguaggi che poi porti sul palco”. (Rockol)

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