Parigi siamo anche noi

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Di Giovanni Marino

 

Parigi. Un venerdì sera qualunque. Uno di quelli in cui decidi di uscire per staccare un po la spina dopo una settimana di lavoro.Una buona cena, un bel concerto o magari ne approfitti per andare a vedere l’amichevole della nazionale, pregustando già la birra che andrai a bere subito dopo con i tuoi amici sotto la Tour Eiffel. Invece la triste storia decide di ripetersi proprio lì in quel ristorante, in quel teatro, in quello stadio. Di nuovo, nella tua città. Al grido di “Allah Akbar” qualcuno ha scelto di mettere in atto il proprio sacrificio al suo Dio facendosi saltare in aria o imbracciando un kalashnikov per puntarlo su di te e sui tuoi amici, indeciso se uccidervi immediatamente o tenervi in ostaggio per chissà quale dogma o follia. Intanto il mondo attorno urla il suo sgomento, dimostra la sua vicinanza e nel frattempo sente crescere inevitabilmente quella strana subdola sensazione che ha imparato a conoscere: la fortuna di essere altrove. Ma quei morti, che aumenteranno ogni ora di più, siamo anche noi, i nostri amici, i nostri fratelli. Perché non sappiamo cosa succederà domani ma sappiamo per certo che in qualunque momento ALTROVE potrebbe essere QUI!

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