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Niscemi ferita dalla frana: 1.600 sfollati e l’ombra dei fondi mai spesi

NISCEMI – Quella che era iniziata come una lenta erosione si è trasformata in una delle catastrofi geologiche più rilevanti degli ultimi decenni per l’isola. A febbraio 2026, la situazione a Niscemi resta drammatica: il movimento franoso non si arresta e i numeri dell’emergenza continuano a crescere, imponendo una riflessione urgente sulla gestione del territorio.

I numeri del disastro

Secondo gli ultimi dati della Protezione Civile e i report dell’agenzia ANSA, il fronte della frana ha superato i 4 chilometri di estensione. Ad oggi si contano:

L’intervento dell’Esercito e il monitoraggio

Nelle ultime ore, il Genio Guastatori dell’Esercito ha intensificato i lavori per creare vie di collegamento d’emergenza, mentre l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha installato nuovi sensori di monitoraggio sismico per intercettare i movimenti profondi del suolo. Un evento simbolico ha segnato la cronaca recente: il crollo definitivo della carcassa di un’auto, rimasta in bilico per settimane su un crinale, diventata l’emblema visivo della fragilità del terreno niscemese.

Inchieste e polemiche sui fondi

Mentre la terra trema, la magistratura cerca risposte. La Procura di Gela ha ufficialmente aperto un fascicolo per accertare eventuali responsabilità umane. Il focus degli inquirenti riguarda i fondi per il dissesto idrogeologico stanziati negli anni precedenti: si indaga per capire perché le opere di consolidamento non siano mai state realizzate o perché si siano rivelate inefficaci di fronte a questo evento.
Verso la delocalizzazione?
Il Governo regionale e nazionale stanno valutando l’ipotesi più drastica: la delocalizzazione di un’intera parte dell’abitato. Ricostruire dove la terra continua a scivolare non sembra più un’opzione percorribile. Nel frattempo, la comunità locale attende con ansia i sussidi per l’autonoma sistemazione, mentre il fango continua a riscrivere i confini del comune siciliano
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