Condividi:

Il primo avversario sarà il quorum

Più di 50 milioni di italiani, questa domenica, dovranno esprimersi in merito ai 5 quesiti referendari. Si tratta di un referendum promosso dai radicali e dalla Lega in merito alla riforma della magistratura. Gli elettori potranno dire la loro sulla legge Severino, l’attuale norma che regola le misure cautelari, la separazione e la valutazione delle carriere dei magistrati e le candidature per il Consiglio superiore della magistratura. La prima sfida sarà superare la metà più uno degli aventi diritto al voto per rendere valido il referendum. Il raggiungimento del quorum non è impresa semplice. Si voterà soltanto nella giornata di domenica 12 giugno e la difficoltà dell’argomento potrebbe indirizzare buona parte degli italiani più verso le spiagge che verso i seggi . Una mano d’aiuto arriverà da tutti quei comuni dove si voterà per eleggere il Sindaco. Proviamo a capire meglio nello specifico i temi trattati dai 5 quesiti referendari.

Scheda rossa: Incandidabilità e decadenza

Il primo quesito chiede agli elettori se intendono eliminare le disposizioni introdotte dalla legge Severino, che sanciscono l’incandidabilità, l’ineleggibilità e la decadenza automatica per i soggetti condannati in via definitiva per reati di mafia, terrorismo e contro la pubblica amministrazione. Con il ‘’ verrebbe cancellato questo automatismo e la responsabilità del provvedimento ricadrebbe sulla singola decisione del giudice. Con il ‘No’ la legge resterebbe immutata ed i condannati per i reati di cui sopra non potrebbe candidarsi a ruoli pubblici automaticamente.

Scheda arancione: misure cautelari

Nel secondo quesito si chiede agli italiani di abrogare parzialmente le norme che determinano la custodia cautelare. Ad oggi, la carcerazione preventiva può essere disposta nei casi di rischio di inquinamento delle prove, di fuga dell’indagato e di reiterazione del reato. Il quesito chiede di limitare i casi solo al rischio di reiterazione. Il comitato del ’’ ritiene che l’attuale norma sia spesso usata come arma politica e che, in ogni caso, sono troppi ogni anno in Italia i casi di persone detenute ingiustamente. Ad ognuno di questi corrisponde un importante risarcimento per danni fisici e morali. Chi è per il no insiste con la tesi che il codice già prevede limiti nel fatto che il carcere come misura cautelare è possibile solo per reati che prevedono la reclusione dai cinque anni in poi.

Scheda gialla: separazione delle carriere

Il terzo quesito chiede agli italiani di abrogare l’attuale norma che regolamenta le carriere dei magistrati. Se dovesse vincere il ‘‘, il magistrato sarà costretto a scegliere all’inizio della propria carriera la funzione giudicante o requirente. Non sarà consentito in futuro alcun cambio da giudice a pubblico ministero ed al contrario. Ad oggi, un magistrato ha facoltà di cambiare il proprio percorso 4 volte nella propria carriera. Il comitato del ‘Sì’ intende distinguere inequivocabilmente chi giudica da chi accusa.

Scheda grigia: valutazione dei magistrati

Il quarto quesito mette in discussione l’attuale sistema di valutazione dei magistrati. Al momento questa funzione è prerogativa riservata al Csm. Il comitato del ‘‘ intende garantire il voto di avvocati e professori che siedono nei consigli giudiziari anche. Lo scopo sarebbe quello di ottenere giudizi oggettivi in merito al lavoro dei magistrati. Chi si batte per il ‘No‘ ritiene inopportuno e pericoloso che un avvocato possa esprimere un giudizio sul magistrato che in un processo rappresenta la loro controparte e magari è anche motivo di una sconfitta in tribunale.

Scheda verde: firme per il Csm

Il quesito è mirato alla cancellazione della norma che determina la candidatura al Csm. Ad oggi, per aspirare al Consiglio superiore della magistratura, la propria candidatura deve essere sostenuta da almeno 25 presentatori fino ad un massimo di 50. Abrogare questa norma, per i sostenitori del ‘‘, significherebbe evitare le correnti ed i giochi di potere nella magistratura consentendo le candidature singole.

Condividi: