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La sconfitta ai rigori contro la Bosnia-Erzegovina certifica una crisi che va oltre la singola partita: gli azzurri saltano il terzo Mondiale consecutivo

Ci siamo passati di nuovo.
Con quella sensazione allo stomaco che ormai non è più nuova: delusione, amarezza, e la percezione che non sia solo una serata storta.

L’Italia è fuori dal Mondiale per la terza volta consecutiva. Un dato che, da solo, basta a raccontare la gravità del momento.

Contro la Bosnia-Erzegovina la partita sembrava anche indirizzata: vantaggio con Kean, poi l’episodio che cambia tutto, l’espulsione di Bastoni a fine primo tempo. Da lì in poi, superiorità numerica per gli avversari, pressione continua, il pareggio nella ripresa e infine i rigori, che condannano gli azzurri.

Ma fermarsi agli episodi sarebbe troppo semplice.

È difficile parlare ancora di sfortuna.
È difficile pensare che tutto si riduca a un cartellino rosso o a un errore dal dischetto.

Davvero una nazionale come l’Italia può giocarsi un Mondiale su un singolo episodio?
Davvero il problema è solo ciò che è successo in questi 120 minuti?

La sensazione è diversa: questa eliminazione è la conseguenza di un percorso che da anni non funziona come dovrebbe.

In campo si è vista una squadra fragile nei momenti decisivi, incapace di reagire quando la partita è cambiata. Una squadra che, sotto pressione, si abbassa e perde certezze.

E questo non nasce oggi.

C’è un tema legato alla crescita dei giovani, alla continuità tecnica e al coraggio nelle scelte. Troppo spesso i talenti restano promesse e faticano a diventare protagonisti. Allo stesso tempo, manca una visione chiara e condivisa nel lungo periodo.

Non serve parlare per forza di un sistema “marcio”, ma è evidente che qualcosa non stia funzionando. Il movimento calcistico italiano sembra faticare a rinnovarsi davvero, restando spesso legato a logiche che non portano risultati.

Anche nei momenti decisivi, più che il gioco, sono state le espressioni dei giocatori a raccontare la partita: tensione, incertezza, poca lucidità. Segnali che vanno oltre il risultato finale.

Altri grandi Paesi hanno attraversato momenti difficili e sono riusciti a ripartire con progetti chiari e investimenti concreti. L’Italia, invece, appare ancora alla ricerca di una direzione precisa.

La Bosnia-Erzegovina ha meritato la qualificazione, dimostrando più energia e più convinzione nei momenti chiave. Ed è proprio questo il dato che dovrebbe far riflettere maggiormente.

Perché il Mondiale non è stato perso soltanto stasera.
È un obiettivo che, negli anni, l’Italia ha smesso progressivamente di costruire.

Articolo di Matteo Cancemi.